Recensione di Bigger than hip hop
Ho da poco finito di leggere Bigger than hip hop, libro che mi sento di consigliare caldamente, e non solo agli appassionati del genere! Io in prima persona non lo sono: anche se praticamente da sempre ascolto rap, non l'ho mai approfondito in modo particolare.
Trovo che non ci sia miglior modo di farsi un'idea a proposito di questa opera, di andare a visitare il sito ufficiale ad essa dedicato (molto ben fatto davvero).
La sezione featuring da un'indicazione sulla qualità del libro: l'autore non ha voluto limitarsi a citare fonti bibliografiche o esperienze personali, ma ha realizzato una serie di interviste con i personaggi più disparati legati alla cultura hip hop: non solo rappers quindi, ma anche critici musicali, docenti universitari, attivisti politici. Scelta vincente a mio parere, che riflette nella scelta dei featuring quella che è l'essenza dell'hip hop: qualcosa in più di un semplice genere musicale. Un vero e proprio stile di vita e modo di pensare. È evidente la consapevolezza riguardo a questo dell'autore, Giuseppe "u.net" Pipitone, che non a caso per aprire il libro cita Krs One:
Rap is something you do
Hip hop something you live
La cosa che ho apprezzato maggiormente del libro sta nell'approccio sociologico scelto, che pone l'accento sul milieu, oltre che sulle influenze musicali, che ha contribuito a forgiare gli artisti hip hop delle origini e contemporanei. È difficile infatti comprendere a pieno l'origine di un movimento così influente sulla cultura e sulla musica mondiali se si prescinde da ciò che hanno rappresentato per il popolo afroamericano le lotte del Movimento per i diritti civili, il Black Power, le rivendicazioni del Black Panther Party, ma anche gli ambienti (sub)urbani letteralmente disintegrati (vedi i lavori per la cross-Bronx expressway negli anni '60), la devastazione epidemica causata dalla diffusione del crack, le trasformazioni sociali determinate dalla rivoluzione in atto nel mondo del lavoro (con il boom dell'economia dei servizi, argomento a riguardo del quale vedi anche Le città nell'economia globale di Saskia Sassen, Pine Forge Press, 2000).
È stato piuttosto disturbante leggere i contributi a proposito del sistema carcerario americano e newyorkese in particolare, in cui si evidenziano aberrazioni disumanizzanti tali e quali a quelle di cui parla Mike Davis nel suo Ecologia della paura (Vintage books, 1999) con riferimento alla California. Non a caso tra le fonti bibliografiche usate da u.net compaiono anche due opere del sociologo urbano.
Bigger than hip hop è un libro interessante, scritto con passione e pensato con intelligenza, che consiglio di cuore a chiunque ami la musica in generale, poichè una porzione consistente della produzione musicale moderna (e la totalità di quella elettronica in particolare) ha subito più o meno profondamente le influenze della musica nera. Visti gli argomenti trattati e l'approccio usato per farlo, Bigger than hip hop si rivelerà una lettura estremamente interessante anche per chiunque si interessi più in generale alla sociologia e alla cultura contemporanea.
C'è un ultimo aspetto interessante: il libro è distribuito con licenza Creative Commons, ed è scaricabile in formato .pdf dal sito ufficiale. Naturalmente per leggerlo con comodo è preferibile acquistarlo, ma un .pdf è comodissimo per svolgere poi ricerche successive alla volta di estratti particolari dell'opera.
Non mi resta che inserire alcuni link utili:
Ah, un post scriptum: alla realizzazione del libro, con un'intervista e con le proprie fotografie, ha contribuito Henry Chalfant, co-autore di Style Wars, imperdibile documentario del 1983 sull'aerosol art newyorkese!
Buona lettura! ;-)
Note
Questa recensione è apparsa in origine nel mio vecchio blog: Anamorphosis. È inoltre presente tra le recensioni scaricabili in .pdf presso il sito ufficiale del libro.


